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L'ecomuseo della montagna

EcomuseoL'idea che presiede alla realizzazione del punto museale di Popiglio (suddiviso in due sedi, la Sacrestia della Pieve di S. Maria Assunta e l'oratorio della Compagnia del Ss. Sacramento) è quella di presentare arredi, oggetti, immagini, paramenti, ecc., che alla grande qualità artistica uniscono una somma di valori altri più direttamente legati alla pietà religiosa ed all'immaginario popolare. Ciò in relazione ad alcune considerazioni relative in primo luogo all'articolato sistema di cui il Museo di Popiglio fa parte, identificabile nell'Ecomuseo della Montagna pistoiese.
L'Ecomuseo sperimenta la possibilità di attuare un coordinato intervento di valorizzazione dei beni culturali dell'area dell'Appennino pistoiese geograficamente riconoscibile nei territori dei comuni di Pistoia, San Marcello, Cutigliano, Piteglio, Abetone. L'iniziativa, promossa nel 1989 dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Pistoia, rappresenta un esperimento pilota e fino ad ora unico nel panorama museografico italiano; ma la peculiarità dell'Ecomuseo non si esaurisce nell'esperienza di coordinamento di più realtà museali, ma si realizza nel sostanziale rinnovamento delle tematiche museologiche e delle formule museografiche adottate.
Infatti le tematiche prese in esame ed utilizzate come altrettanti momenti museografici tendono a mettere in evidenza i variegati aspetti della interconnessione tra ambiente geografico e popolamento umano, quali si sono andati definendo storicamente nell'area dell'Appennino pistoiese.
Una formula che poteva rischiare di essere velleitaria o quantomeno cadere in una generica istanza di conservazione estesa a tutto il territorio ed a tutti i fenomeni, e perciò stesso impraticabile ed inefficace.
Sono stati invece individuati come termini portanti dell'esperienza, quelli derivanti dalle stesse qualità dominanti dell'ambiente montano, che si identificano con la estesa presenza del manto boschivo-forestale e di una abbondante rete idrica incentrata sui due corsi d'acqua principali, il Reno e il Sestaione, che segnano il bacino montano.
Bosco e acque, risorse naturali che, seppure comuni ad altre aree appenniniche e montane, non solo toscane, hanno dato luogo, nell'area pistoiese, a particolari formule di utilizzo che si sono tradotte in altrettanto singolari momenti di organizzazione del paesaggio e degli insediamenti.
Così se l'uso dell'acqua come forza motrice è stato alla base della costruzione di opifici come mulini, ferriere, segherie, la sua utilizzazione diretta sotto forma di ghiaccio ha prodotto manufatti, come le ghiacciaie della valle del Reno, che costituiscono un comparto storico-ambientale unico per l'Europa meridionale.
Anche la risorsa bosco è stata alla base di formule non secondarie di organizzazione economico-sociale e insediativa; infatti se l'uso diretto del bosco ha alimentato la presenza dell'attività dei carbonai, la possibilità di utilizzare il legname come fonte di energia-calore è stata all'origine dell'impianto degli opifici delle ferriere, destinate alla lavorazione dei materiali provenienti dalle miniere elbane.
Inutile sottolineare infine che il bosco coltivato dei castagni o quello "naturale" dell'abete intervengono rispettivamente nelle abitudini alimentari delle popolazioni e nella definizione dei caratteri del paesaggio storico.
Così, fra i tanti segni del rapporto uomo~ambiente, si sono evidenziati quelli che sono stati e sono in grado di fornire i caratteri originali e distintivi dell'Appennino pistoiese, rispetto ad aree montane simili e/o contermini.
Allora i punti museali (Punti Informativi d'Area) secondo cui si articola l'Ecomuseo rappresentano i momenti di massimo coagulo delle informazioni relative proprio alle specificità illustrate, e sono identificabili:
- per l'insieme del ghiaccio, nella Ghiacciaia La Madonnina a Le Piastre - Polo didattico ed espositivo di Pracchia;-
- per l'insieme del ferro, nella Ferriera Sabatini di Pracchia - Museo di Pontepetri;
- per l'insieme agro-silvo-pastorale e abitativo, nel Museo della gente dell'Appennino pistoiese di Rivoreta
- per l'insieme del verde, nell'Orto botanico forestale dell'Abetone e Riserva orientata di Campolino;
- infine, per l'insieme dell'arte sacra e religiosità popolare, nel Museo d'arte sacra di Popiglio. In questo quadro più complesso, complementari al museo, sono visitabili sempre a Popiglio gli antichi percorsi rogazionali che offrono uno spaccato del culto mariano come veniva sentito dalla devozione popolare.

Ma è necessario specificare ancora le motivazioni della realizzazione del museo nell'ambito della Pieve di Popiglio e della vicina Compagnia del Ss. Sacramento.

Museo d'arte sacra -  Angelo in argento fuso

Non è superfluo sottolineare come la Pieve di S. Maria Assunta sia stata nel tempo storico un punto di particolare importanza per la storia religiosa della montagna pistoiese, specialmente per la sua ubicazione. Infatti, la Pieve, posta sulla direttrice di collegamento verso Lucca, insieme a S. Maria Assunta di Piteglio e a S. Maria Assunta di Gavinana, costituiva il vertice di un triangolo di pievi dedicate al culto mariano. A Popiglio il culto della Madonna si estendeva a disegnare una sorta di geografia sacra fatta di tabernacoli e cappelle (denominate "Verginine") poste lungo le strade, agli incroci, nei sentieri da e per il paese, tanto da identificare una vera e propria "terra di Maria".
TI culto popolare dell'immagine della Madonna e la presenza delle "Verginine" hanno fornito la possibilità di individuare alcuni degli itinerari processionali (le quattro rogazioni maggiori) che interessavano il territorio di diretta pertinenza della Pieve.
Ulteriori motivazioni sono poi da mettere in relazione alla effettiva integrità e disponibilità del corredo sacro ed alla qualità dei singoli oggetti; inoltre a Popiglio sono conservati pezzi notevoli non solo nel campo pittorico, ma anche scultoreo, per non dire degli arredi lignei e anche di un cospicuo nucleo di argenterie che forniscono l'opportunità di mostrare, in uno spazio piuttosto limitato, una grande varietà di oggetti diversi per tipologia e per epoca.
Accanto alle opere pittoriche, arredi e argenterie, il patrimonio della Pieve è arricchito da un sontuoso corredo di paramenti sacri, che costituiscono il trait de union con le ricorrenze dell'anno liturgico; infatti il variare dei paramenti rendeva manifeste, per l'assemblea dei fedeli, le cadenze rituali e ne facilitava la comprensione (anche attraverso i colori e i simboli ricamati sulle stoffe).
Infine la motivazione forse più coinvolgente e decisiva, è la presenza di un documento letterario, il diario del pievano Girolamo Magni (sec. XVI), attraverso il quale non solo è possibile reperire una messe enorme di notizie sulle opere d'arte, ma è soprattutto possibile dare un senso nuovo al passato, un significato alle cose e un nome ai semplici abitanti del paese, recuperando alla storia e alla cultura quegli episodi da sempre destinati all'oblio.

Nell'ordinamento museale le due sedi espositive della Sacrestia e della Compagnia del Ss. Sacramento sono state pensate con caratteristiche in certo qual modo complementari, adatte anche a far intravedere le connessioni tra la ritualità ufficiale e la percezione che del rito potevano avere i ceti popolari.
Così nella Sacrestia della Pieve sono raccolti gli arredi (armadi) e gli oggetti d'arte e di argenteria (polittico, S. Lucia, ostensori, calici, turiboli) più direttamente inerenti la celebrazione dei riti sacri e la venerazione delle reliquie. Nel percorso museale la sacrestia e l'ambiente ecclesiale interagiscono e la ricognizione dell'uno rende leggibile l'altro.
Nella sede della Compagnia del Ss. Sacramento sono predisposti gli elementi adatti a rendere esplicita la percezione della ritualità popolare. L'ambiente, consacrato nel 1638 e destinato ad ospitare i componenti della Confraternita, organismo di formazione e azione religiosa, ma anche di mutua assistenza fra laici, sta a testimoniare l'importanza dell'organizzazione parallela (e alternativa?) a quella ufficiale della chiesa.
I paramenti sacri e gli oggetti esposti mettono il visitatore a contatto con gli aspetti meno noti degli uffici religiosi, collegati alla pietà popolare, che può trovare una efficace dimostrazione nei percorsi esterni che iniziano dalla stessa piazza della Pieve.

 

Giuseppina Carla Romby

 

Se vuoi approfondire le tue conoscenze sull'ecomuseo

Visita il sito della Provincia di Pistoia

 

 

Pagina aggiornata il 13/08/2008 da
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